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Fonti esterne

orme_desertoLettera per la quaresima del nostro Vescovo S. E. Mons. Ambrogio Spreafico

 “Non di solo pane vivrà l’uomo”

Lettera per il tempo di Quaresima

Quaresima, tempo del cuore

      Stiamo entrando, fratelli e sorelle, nel tempo di Quaresima, tempo ignorato, che il mondo non conosce, ma per noi discepoli di Gesù tempo opportuno dell’incontro con Dio. Dio infatti non permette che noi siamo dominati dai nostri tempi, dal ritmo e dall’affanno delle nostre giornate e dei nostri impegni. Quaresima. Un nome che suscita fastidio o addirittura sorriso nelle labbra di molti. Quaresima fa pensare ad un tempo di tristezza. Quaresima fa pensare a un tempo che impedisce la gioia. Ma non è così.

Perché la Quaresima invece è un tempo del ritorno al Signore dei figli che si sono perduti, delle figlie che lo hanno dimenticato, di coloro che hanno smarrito la strada, diremmo di coloro che hanno smarrito la via del cuore. E quando si ritrova la strada dopo averla smarrita non si può che gioire. E la Quaresima è tempo di gioia, perché è tempo di liberazione dai pesi del cuore. Quanti pesi ci sono ogni giorno? E a volte questi pesi sembrano cumularsi gli uni agli altri tanto da percepirli come insopportabili. Il Signore lo sa e talvolta sorride perché noi facciamo di un piccolo problema un dramma storico. E il Signore ne ride, ma non con il disprezzo  e il distacco di chi guarda le cose a distanza, ma con lo sguardo paterno di chi conosce la debolezza dei suoi figli e desidera renderli felici, liberarli dal male, liberarli dal giogo della tristezza, della rassegnazione e del peccato.

   Nella Quaresima Dio ci conduce mediante il suo Spirito con Gesù nel deserto,  un tempo preciso, di quaranta giorni e quaranta notti per camminare con lui verso la Pasqua. Dio ci visita, entra nella storia per accompagnarsi agli uomini. Inizia per ognuno di noi un itinerario del cuore, nascosto al mondo, ma ricco della presenza di Dio che viene di nuovo a cercarci, a bussare alla nostra vita. Non sottraiamoci a questo tempo straordinario, continuando a vivere con gli stessi sentimenti, gli stessi pensieri, le abitudini consuete. Ascoltiamo la voce dalla Parola di Dio, che ci aiuta e ci sostiene, per donarci un cuore nuovo. Il mercoledì delle ceneri ascoltiamo la lettura del profeta Gioele, che invita a ritornare al Signore con “digiuni, pianti e lamenti” (Gioele 2,12-17). Il profeta chiama a uscire da se stessi, dai propri tempi e dalle proprie abitudini, per riunirsi alla comunità dei fratelli: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini e i lattanti, esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”. La Quaresima è un tempo da vivere insieme, con le nostre comunità. Solo così potremo essere aiutati a riscoprire il senso e il valore delle cose che contano e il segreto della vita cristiana in questo tempo difficile, in cui facilmente ci si isola dagli altri. Noi siamo un popolo, una comunità, una famiglia di donne e uomini amati da Dio, che egli raduna perché siano sostenuti dal suo amore e nutriti dalla sua Parola e dall’Eucaristia.

   

Donne e uomini deboli

 «Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane". Gesù gli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo". Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: "Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo". Gesù gli rispose: "Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto". Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra". Gesù gli rispose: "È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato. Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione» (Luca 4,1-14).

     Nella prima domenica di Quaresima ascoltiamo il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto. Questa pagina evangelica continua a stupirci. Lo stesso Spirito che aveva rivelato la forza della presenza di Dio nel battesimo al Giordano ora conduce Gesù nel deserto per essere tentato dal diavolo. Proprio all’inizio della sua vita pubblica Gesù si presenta nella sua umanità. Egli, che nel Battesimo si era manifestato come il Figlio di Dio, è venuto in mezzo a noi per condividere in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana perché noi potessimo partecipare alla sua vita divina. Egli è venuto per camminare con noi, per condividere la debolezza di ogni essere umano, per comunicarci una forza che non viene dagli uomini ma da Dio. Per questo egli non si è sottratto alla forza del male, della sofferenza, della morte. Il suo abbassamento è una scelta di amore, che suscita scandalo e opposizione. Perciò fin dall’inizio, ma poi per tutta la sua vita, il potere del male insidia la vita di Gesù. Il male non risparmia chi compie il bene, anzi si presenta in modo prepotente proprio nella vita di chi cerca il bene e vive nell’amore.

   Il mercoledì delle ceneri ci ricorda con quel rito antico dell’imposizione delle ceneri sul capo che siamo donne e uomini deboli, creature che torneranno in polvere. “Ricordati che sei povere e in polvere ritornerai”, ci viene ripetuto seguendo le parole che Dio disse all’uomo in Genesi 3,19. Si ha tanta paura della debolezza, da cui si fugge, che non si accetta, di cui ci si vergogna. Nella malattia, negli anni che avanzano, si teme la debolezza del corpo e, non potendo più essere indipendenti, di essere costretti a chiedere aiuto e a dipendere dagli altri. D’altro canto i giovani e gli adulti si sentono forti, autosufficienti, non si pongono il problema della debolezza se non quando ne sono costretti dalle circostanze della vita. Ma noi siamo tutti deboli e fragili. Al contrario nel mondo si esaltano la forza, la salute, la ricchezza, il potere. Il debole è considerato un peso, la sua vita non conta. La solitudine e l’abbandono degli anziani è anche la conseguenza di questa mentalità. Per questo ormai in molti paesi l’eutanasia è diventata modo di pensare comune e persino legge. Per questo i poveri e i deboli sono abbandonati e messi da parte, quando non disprezzati e trattati con violenza.

 

Nel deserto risuona la Parola di Dio

    Il mondo è spesso come quel deserto, dominato dallo spirito del male, che tenta gli uomini con l’inganno perché si lascino sedurre dalle facili illusioni della vita. Luca parte dal nutrimento necessario per la vita: il pane. La tentazione è di vivere il rapporto con ciò che è necessario come assoluto. Quanti miracoli vorremmo per avere, e per avere di più! L’avidità del possesso è diventata come un’ossessione e una malattia. Tanti si affidano alla fortuna o al gioco, altri ostentano la loro ricchezza, come se il valore e il senso della vita dipendessero dai beni che si possiedono. Pur di avere e di dominare si è disposti a prostrarsi davanti a chiunque, inconsapevoli che si finisce per essere dominati dalle persone e dalle cose. Ci si crede liberi, in realtà si è schiavi, perché conformisti. Infine, si è così sicuri di sé, da credersi eternamente forti, capaci di sfuggire ogni ostacolo, quasi sfidando in un delirio di onnipotenza ogni pericolo e persino la morte. C’è una risposta a queste che il Vangelo considera tentazioni? Secondo Gesù una sola è la risposta, ed essa risiede nella parola di Dio. Gesù stesso risponde citando per tre volte il libro del Deuteronomio: 8,3; 6,13; 6,16. Se vogliamo rispondere al male è necessario innanzitutto nutrirci della Parola di Dio, per poter contrastare con essa le tentazioni quotidiane che si presentano e alle quali si cede facilmente.

   L’Apostolo Paolo nella lettera ai Romani che la liturgia ci propone nella prima domenica di Quaresima afferma, citando il Deuteronomio:

 «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: Gesù è il Signore!, e con il cuore crederai che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso» (Rm 10, 8-11).

    Il segreto della vita cristiana sta in quella Parola che si è fatta talmente vicina da divenire in Gesù di Nazareth uno di noi. Essa può essere sulla nostra bocca e nel nostro cuore, diventare le nostre parole e nutrire i nostri sentimenti. La Parola di Dio è la sola risposta che il Signore dà al tentatore. Sembra piccola, debole, questa risposta. Come può la Parola di Dio essere sufficiente per contrastare e sconfiggere il male, come può aiutare a resistere alla tentazione? Molte volte dubitiamo anche noi della forza di quella Parola. Per questo la trascuriamo e la umiliamo nel non ascolto. Per questo a fatica diventa il pane indispensabile per le nostre giornate. Eppure, fratelli e sorelle, Gesù stesso, il Figlio di Dio, non ha altra risposta che questa! Nella debolezza la Parola di Dio è la sua forza. Egli, Parola di Dio fatta carne, si nutre della Parola che il Padre ha comunicato al mondo. Attraverso di essa noi veniamo ricostituiti nell’amicizia di Dio.  Il tempo di Quaresima è il tempo dell’ascolto della Parola di Dio nel deserto del mondo, perché non ci lasciamo ingannare dallo spirito del male, che si aggira “cercando chi divorare”. Il deserto fiorirà di amore e farà sgorgare una fonte di acqua che sana le ferite del peccato, se diverremo tutti ascoltatori attenti della Parola di Dio.

    Nel convegno diocesano di ottobre avevo dato alcune indicazioni perché fossero di guida a ciascuno personalmente e alle nostre diverse realtà. Lì è contenuto il nostro programma pastorale di quest’anno. Vi chiedo di ripercorrerle perché non siano lettera morta, ma facciano crescere la nostra vita diocesana alla sorgente della Parola di Dio, perché possiamo irrorare la terra in cui viviamo e il deserto si trasformi in terreno fertile e porti i frutti che il Signore si attende. Allora esortavo ad imparare a pregare con la Bibbia e, attraverso la lettura e la meditazione della Parola di Dio, a nutrire i diversi momenti comuni che vi vedono insieme, a partire dalla celebrazione della Santa Messa della Domenica, cuore della vita cristiana. Che la Domenica, giorno del Signore, diventi almeno in questo tempo il centro della nostra settimana e il cuore delle nostre diverse attività. L’anno sacerdotale ci aiuti assieme ai sacerdoti a rendere più belle le nostre celebrazioni. Ognuno vi partecipi con attenzione e con la gioia serena di questo momento di ascolto e di rendimento di grazie, in una sintonia di cuori e di servizio che deve caratterizzare il nostro convenire nella casa del Signore, dove siamo tutti servi e discepoli, e dove nessuno è padrone. Non basta fare cose buone per gli altri, se non nutriamo la nostra vita con il Pane della Parola di Dio che diventa cibo nell’Eucaristia. Lì ritroviamo la vera dimensione di noi stessi, scopriamo la nostra povertà e il nostro bisogno e con fiducia ci affidiamo al Signore, perché il suo Spirito guidi la nostra vita e le nostre diverse comunità, sostenga chi è debole e malato, insegni l’umiltà ai superbi, renda miti i violenti, pieghi le asprezze dei cuori, riscaldi il cuore dei tiepidi, doni speranza ai rassegnati, conceda la pace a noi e al mondo. La Vergine Maria stenda su noi tutti il manto della sua protezione per camminare con lei fin sotto la croce e comunicare al mondo la gioia della resurrezione.   

+ Ambrogio Spreafico

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