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La Carità

eucarestia-22La prima delle tre scelte di fondo è "il primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa".
L'impegno  caritativo ha tutto da guadagnare da questa impostazione. La centralità dell'eucarestia e della vita interiore è qui posta in grande rilievo.
Il cuore è pieno di carità quando si lascia invadere dalla carità di Dio e ne diviene così canale per tutti. 
Penso che noi continuiamo a scontare il paradossale dissociare e opporre l'aspetto "spirituale" della vita del singolo e della comunità e l'aspetto dell'impegno "attivo" nel servizio.
Il problema è antico -basta pensare a Marta e Maria- ma oggi si propone in maniera nuova, per il fatto che noi uomini di questo tempo siamo abituati a considerare solo quel che si vede, i "risultati", gli "interventi", lascaindoci irretire e rinchiudere in una sorta di immanentismo pratico: quello delle "nostre" opere. 

 

Si rischia così di perdere lo spazio dell'apertura alla trascendenza: se si parla sempre di noi a partire da noi, se si considera tutto a partire dal "nostro" impegno e della "nostra" iniziativa, allora non si va mai dentro l'uomo, in quella sede profonda in cui ciascuno di noi può avvertire quell'amore di Cristo che dall'interno ci spinge all'azione.  
Nell'enciclica "Deus caritas est"  Benedetto XVI si è ampiamente soffermato sull'impegno delle <organizzazioni caritative della Chiesa, a cominciareda quelle della caritas. Il lungo excursus sul tema non può essere letto indipendentemente dalla prima parte dell'enciclica, nella quale si gettanole fondamenta di quanto viene sviluppato in seguito. Scrive dunque il Papa nella prima parte della "Deus Caritas est": Il passaggio che Gesù fa fare dalla legge e dai Profeti  al duplice comandamento dell'Amore verso Dio e verso il prossimo, la derivazione di tutta l'esistenza di fede dalla centralità di questo precetto, non è semplice morale che poi possa sussistere autonomamente accanto alla fede in Cristo e alla sua riattualizzazione nel sacramento: fede, culto ed ethos si compenetrano a vicenda come un'unica realtà che si configura nell'incontro con l'agape di Dio.
La consueta contrapposizione di culto ed etica qui semplicemente cade. Nel "culto" stesso, nella comunione eucaristica è contenuto l'essere amati e l'amare a propria volta gli altri. Un'Eucarestia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata. Reciprocamente- come dovremo ancora considerare in modo più dettagliato- il"comandamento"  dell'amore diventa possibile solo perchè non è soltanto esigenza: l'amore può essere "comandato" perchè prima è donato.   Nel n. 22 Benedetto XVI ricorda il martire Giustino. Egli, parlando della celebrazione domenicale dei cristiani, insiste anche sulle loro attività caritativa, collegata con l'Eucarestia in quanto tale. Da queste premesse scaturisce poi  una decisa raccomandazione della preghiera come mezzo per attingere sempre nuova forza da Cristo.

Chi prega - scrive il Papa - non spreca il suo tempo, anche se la situazione ha tutte caratteristiche dell'emergenza e sembra spingere unicamente all'azione. La pietà non indebolisce la lotta contro la povertà o addirittura contro la miseria del prossimo. .E' venuto il momento di riaffermare l'importanza della preghiera di fronte all'attivismo e all'incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo.  
Vorrei porre in rilievo quanto il Papa dice con la consueta chiarezza e profondità sulla connessione tra Eucarestia e carità. Nella  comunione eucaristica è già contenuto in germe il gesto del servizio. L'Eucarestia, quindi, si prolunga nelle opere che da essa sgorgano come dalla loro imprescindibile e incomparabile sorgente. Molto illuminante, a riguardo, è  la sottolineatura della riattualizzazione nel sacramento della fede in Cristo. L'adesione esistenziale al Risorto, il vivere se stessi in un continuo riceversi da Colui che è la nostra Vita e che vive in noi, si riproduce nella partecipazione attiva all'Eucarestia: il gesto di amore supremo di Gesù "innesca" in noi la capacità di vivere lasciando che quel gesto ci percorra, ci attraversi, ci ispiri e passi attraverso di noi. La preghiera accoglie in profondità quanto l'Eucarestia rende presente e così rende possibile che <l'amore di Cristo> - e non piu' la nostra sola iniziativa - ci spinga dall'interno.   Le parole del Papa divengono vibranti quanto sottolinea con audacia l'incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo. Credo che questo appunto riguardi tutti noi senza distinzioni. Chiediamoci onestamente quanto del nostro operare, lasci scorgere a chi ci osserva e spesso ci scruta  la presenza e l'iniziativa, l'impegno  e l'azione di Dio nel mondo. Siamo noi effettivamente finestre aperte sulla realtà del Dio vicino, dell'oltre e dell'altro che opera in mezzo a noi, capaci - noi - di nutrire in questo modo - e solo in questo modo - la domanda di senso di moltissimi nostri contemporanei?
Oppure che ci accosta misura la nostra generosità e apprezza la nostra dedizione, ma non ne coglie la radice teologale e rimane perciò insoddisfatto di fronte alla sete del suo cuore?
E se questa sete non si impone prontamente nella coscienza di alcuni, non sarà forse nostra responsabilità l'aver contribuito a spegnerla o quantomeno a disorientarla, assecondando - come se ce ne fosse bisogno - la pressione del secolarismo che tutti respiriamo?
Il nostro arduo compito è di abitare pienamente il presente senza smarrire il nesso con le realtà "invisibili".
L'Eucarestia, con la sua visibilità e tangibilità, ci aiuta immensamente a coniugare la trascendenza del Dio vicino e impegno attivo a servizio di tutti e soprattutto dei piu' deboli.  

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