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La Carità
San-Antonio

 

 

IL SIGNIFICATO DEI "CENTRI D’ASCOLTO"

Prima di entrare in merito dei Centri di Ascolto, è opportuno premettere alcune considerazioni che partendo dal Vangelo danno luce e giustificano l'impegno ecclesiale da cui poi scaturiscono le iniziative, fra cui i Centri di Ascolto.
Con il dono del Battesimo, il Signore ci mette a disposizione tre doni fondamentali confezionati con cura: "LA FEDE, LA SPERANZA, LA CARITA' ", sta a noi aprirli, prenderne atto, esercitarli, svilupparli e farli crescere. In questa scelta la Chiesa, nella sua funzione di madre che accoglie e fa crescere, diventa decisiva per incoraggiare, sostenere e offrire l'opportunità affinché ognuno possa salvarsi esercitando questi doni.
In definitiva, quindi, l'impegno della Chiesa, degli animatori Caritas, di ogni cristiano è di scoprire, di fare scoprire e di far esercitare il dono della carità.

Perché i Centri di Ascolto?

L’ascolto è una dimensione fondamentale della vita comunitaria, è il primo stadio della relazione di aiuto. Senza ascoltare le domande e i bisogni dell'uomo in difficoltà si rischia di riversare sull'altro i nostri bisogni di appagamento e affermazione strumentalizzando l'altro per la sua debolezza. L'esperienza di relazioni difficili, caratteristica del mondo moderno in cui si fa sempre più strada l'anonimato tra le persone e le famiglie, porta a cercare strumenti nuovi per facilitare l'espressione della domanda di aiuto; il Centro di Ascolto ha quindi senso come strumento di facilitazione in cui chiunque, anche chi non conosce e frequenta la parrocchia, possa trovare disponibilità, tempo dedicato, calore umano. Esso diventa strumento di evangelizzazione nella misura in cui manifesta la disponibilità della comunità cristiana a tutti coloro che chiedono aiuto e crea un'eco nella comunità per i bisogni, le attese, i dolori e le gioie degli uomini, attraverso una lettura sapienziale delle storie e dei vissuti dei poveri. Non si tratta di distribuire cose in modo più efficiente, ma di stabilire delle vere relazioni di aiuto alla luce del vangelo.

Perché la dimensione vicariale?
La scelta di realizzare i Centri di Ascolto a dimensione vicariale è una precisa scelta pastorale basata su una valutazione dei bisogni reali (basti pensare all'aumento della mobilità delle persone per lavoro, per studio, per tempo libero, per cure, ecc.). Nelle indicazioni pastorali del Vescovo assume sempre più importanza la dimensione della pastorale vicariale: le parrocchie di una stessa Vicaria sono chiamate a lavorare insieme. Ciò può naturalmente avvenire con gradualità a partire da progetti mirati per abituarsi ad un più stretto lavoro di comunione. Ecco perché anche i Centri di Ascolto sono a carattere vicariale: è il primo passo del nuovo modo di lavorare. La dimensione vicariale non è però assicurata dalla localizzazione dell'opera di carità (in ogni Vicaria) o da etichette che si possono mettere agli ingressi, è invece un costante lavoro comune dei presbiteri, dei religiosi e degli operatori pastorali laici che trova la sua massima espressione nel Consiglio Pastorale vicariale presieduto dal Vicario Foraneo. Altre opere, antiche e nuove, promosse da singole parrocchie, comunità religiose, gruppi e associazioni, che siano estranee a questa logica sono le benvenute nella fantasia della carità chiesta dal Papa, ma sono una cosa diversa e non possono chiedere un impegno corale a tutte le espressioni ecclesiali della Vicaria.

Quale ruolo per la parrocchia?

Ogni parrocchia è chiamata a dare il proprio contributo in termini di animatori pastorali, volontari, risorse economiche al progetto vicariale. Nessuno può ritenersi esonerato, anche se ognuno darà secondo le sue possibilità. Se non potrà mancare il sostegno alle opere già avviate in passato, che però vanno necessariamente armonizzate nella nuova ottica pastorale, l’avvio di nuove esperienze va ponderato secondo le forze reali senza far mancare il sostegno al lavoro vicariale. I luoghi del necessario confronto, oltre all’assemblea vicariale del clero, sono il consiglio pastorale vicariale e le commissioni vicariali per la carità, l’evangelizzazione e il culto e la santificazione. Rispetto all’ascolto e all’accoglienza ogni parrocchia rappresenta il primo livello dell’incontro con le persone: va quindi rafforzato o creato un “gruppo di prossimità” che sia antenna sensibile ai bisogni dei poveri nel proprio territorio. In un’ottica promozionale, va inoltre definitivamente superata la logica della distribuzione dei generi diversi in giorni e orari fissati: è questa la modalità lesiva della dignità delle persone obbligate a fare la fila per un pacco. Dove sia necessario un aiuto materiale vanno individuate a livello vicariale modalità di azione omogenee tra le parrocchie e raccordate con il Centro di Ascolto.

Quale stile di chiesa?

Lo stile che ci deve guidare è quello di una chiesa casa e scuola di comunione. Ciò significa che nessuno deve sentirsi estraneo in Diocesi, in Vicaria e in Parrocchia: tutti siamo coinvolti allo stesso modo, altrimenti, anche nella carità, ognuno costruirebbe la sua Chiesa personale e non la Chiesa di “GESU’ CRISTO”. Nessuno però deve sentirsi come in un albergo, dove ci si sta quando si vuole, prende quello che vuole a suo compiacimento, ma non si sente corresponsabile e coinvolto.  Scuola significa che ognuno deve imparare: l’unico maestro è “Gesù Cristo”. La tentazione di sentirsi autosufficienti e arrivati non è solo delle persone più formate, delle parrocchie più grandi o di più antica tradizione, di chi è avanti negli anni, può essere di tutti, per una certa ritrosia a farsi scoprire dagli altri, a mettere in discussione un’immagine consolidata, perché la comunione, con i suoi tempi lunghi fa perdere tempo mentre i bisogni dei poveri sono lì che premono. Non solo è necessario fare presenza alle occasioni forniteci (diocesane, vicariali, parrocchiali) per imparare a far comunione bisogna avere un atteggiamento “da studente” (meglio da discepolo) che dimostra la sua attitudine giorno per giorno e non solo al momento degli esami.

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