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La Pasqua di un santo:

libertà e gioia

La storia di San Francesco è la storia di un uomo che, un po’ alla volta, è

entrato nel mistero pasquale del Signore Gesù, generando nel suo cuore la

libertà.

Forse non è mai esistito nessun uomo sulla terra più libero di Francesco

d’Assisi: egli era innanzitutto libero di poter gioire, era pieno di gioia perché

si sentiva liberato. Lui il “giullare di Dio” cantava la sua Pasqua e la Pasqua

della chiesa intera. Ciò che lo faceva danzare di gioia era la liberazione compiuta

da Cristo.“Quando il servo di Dio – spiegava – è turbato da qualcosa,

come succede, deve subito alzarsi per pregare e perseverare davanti al Padre

sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza”.

La gioia di Francesco non è la piccola gioia di chi si sente di buon umore svegliandosi

al mattino: è una gioia che si manifesta all’esterno, una gioia che si

deve poter leggere in volto, che deve essere partecipata, comunicata. La gioia

di Francesco è un’esplosione del cuore, la gioia di chi considera ogni mattino

un mattino di liberazione, la gioia di chi si sente salvato e va per il mondo,

con un solo abito e senza denaro, portando con sè, come unica provvista, il

sorriso, comunicando la sua liberazione pasquale, la sua nostalgia del Regno.

E’ la gioia di chi non è più schiavo, ma figlio, di chi è liberato, di chi ama

appassionatamente e fa ciò che vuole, poiché tutto è sottomesso alla Carità.

Il suo cammino nel corso del suo austero passaggio sulla terra è una danza

libera e lieve, poiché egli crede che Dio è qui e lo salva, crede che Dio ha

tanto amato l’uomo da dare la sua vita per lui.

(liberamente tratto da Evangile Aujourd’hui – La spiritualità di Francesco d’Assisi)