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La Carità

Luoghi di preghiera, non parchi di divertimento

di padre David M. Jaeger ofm | .

Non sono «monumenti», né nazionali né internazionali, né «artistici» né archeologici. I Luoghi Santi sono luoghi di preghiera, testimoni della fede. Sembra ovvio, ma purtroppo questa verità richiede di essere insistentemente ripetuta.

Quasi dappertutto nei Paesi della cristianità, si ha la sensazione che troppi luoghi sacri siano oggi trattati come i «resti» di quello che fu, di un «passato» che dotava di senso le magnifiche realizzazioni architettoniche, musicali, di pittura e di scultura, gli altari maggiori, i paramenti, i reliquiari ed i crocifissi. Oggi invece altro fine non avrebbero se non il mero godimento estetico; quasi fossero paragonabili ai monumenti dell'antichità greco-romana. Talvolta, nei templi della cristianità, capita di non vedere un solo sacerdote, ma soltanto i turisti e le loro guide erudite, che discorrono di stili e scuole, di opere «autentiche» e «copiate», del romanico, del gotico o barocco...

La tristezza nel cuore del credente a questo spettacolo è paragonabile solo all'esperienza delle Messe polifoniche eseguite non più negli atti di culto, ma nelle sale da concerto. O alla rassegnata indignazione all'apprendere che chiese e monasteri non sono più luoghi di lode e santificazione, ma musei di proprietà di Stati e Comuni, i soli che si possono permettere la spesa per mantenerli, essendosi essi impossessati da tempo anche dei redditi donati alla Chiesa per il sostentamento. Una Chiesa che non avrebbe più neppure il personale consacrato in numero sufficiente per officiare in quei luoghi ed abitarvi.

Ma in Terra Santa non deve essere così. Almeno non in Terra Santa. Qui i Luoghi Santi non ricordano un qualsiasi santo locale, ma le grandi opere di Dio, il Mistero stesso della Redenzione. Qui sono i Luoghi Santi per eccellenza, qui risiede l'analogatum princeps di qualsiasi luogo sacro, ossia spazio divenuto occasione di grazia salvatrice. Almeno e comunque qui i Luoghi Santi vanno tutelati nella loro identità e nella loro missione propria, di testimonianza e di preghiera.

Ahimè, non tutti lo capiscono e non tutti lo vogliono capire. E la vigilanza di noi Frati minori della Custodia di Terra Santa, e con noi degli altri credenti in Cristo, deve essere continua.

Così lo Stato israeliano ha preteso dichiarare «parco nazionale» il santo Monte Tabor, testimone del mistero della Trasfigurazione, nonché l'area di Cafarnao, la città di Pietro che Gesù volle fare propria. Così pure c'è chi vorrebbe subordinare all'Unesco quasi fossero «monumenti culturali» questi e altri Luoghi Santi, tutti del resto di proprietà privata della Chiesa, comprati nei secoli a costo di grandi sacrifici, e a costo di altrettanti sacrifici edificati, custoditi, ufficiati.

La Chiesa vi si oppone implacabilmente e vi si opporrà sempre. Le risorse messe a disposizione dai fedeli di tutto il mondo cattolico e la generosa dedizione dei missionari francescani (e non solo) devono permettere alla Chiesa di provvedere da sola, Essa ha tutto il necessario perché almeno qui i Luoghi Santi restino quello che sono: spazi di incontro nel tempo con Colui che ha voluto venire ad abitare anch'Egli la nostra dimensione dello spazio-tempo.

Non è che non vogliamo accogliere tutti quanti desiderino visitare questi Luoghi consacrati dal Redentore dell'umanità. Anzi! Non solo li accogliamo a braccia aperte, ma li invitiamo calorosamente, purché non vi sia ambiguità alcuna su che cosa essi vengono a visitare e su Chi essi vengono ad incontrare.
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